“Perché fai così? È finita?” – Gli audio registrati da Sara Campanella raccontano la discesa nell’incubo di uno stalker ossessivo
Messina, 2025 – Le parole registrate da Sara Campanella nei giorni, forse mesi, precedenti la sua tragica morte sono un pugno nello stomaco. Un grido d’aiuto lucido, disperato e inascoltato. Gli audio che la studentessa di 22 anni ha salvato nel suo telefono testimoniano non solo l’escalation di un persecutore, ma anche la frustrazione di una giovane donna che ha fatto di tutto per difendersi da un’ossessione insana, finita con la sua uccisione.
La voce che si alterna alla sua nei file audio è quella di Stefano Argentino, il 27enne arrestato per il femminicidio della ragazza. Nei suoi toni si alternano rabbia, insistenza, colpevolizzazione e tentativi manipolativi: tutti tratti tipici di uno stalker definito “cercatore d’intimità”, una delle tipologie più complesse e pericolose per la giustizia da individuare e contenere in tempo.
“Cercatori di intimità”: chi sono questi stalker
Come spiegano numerosi esperti di criminologia e psichiatria forense, i cosiddetti “cercatori d’intimità” non si limitano a perseguitare una ex partner. Non accettano il rifiuto da parte di una persona che spesso nemmeno conoscono davvero, ma su cui proiettano bisogni, desideri e convinzioni illusorie di amore, legame e destino comune. Nel caso di Sara, Argentino sembra essersi convinto dell’esistenza di un rapporto mai realmente nato. Negli audio si percepisce il dramma di una ragazza costretta a ribadire l’ovvio: “Non voglio niente da te”, “Ti ho detto: lasciami in pace”, “Non c’è una relazione”. Ma il persecutore non recepisce. Anzi, riformula ogni no come uno spiraglio, ogni parola come un “forse”, ogni silenzio come uno spazio da riempire con la propria presenza.
Negli audio sentiamo Argentino che dice a Sara: “Se non volevi niente, me lo dicevi” (sembra proprio faccia riferimento allo stare insieme, ad avere una relazione con lui). Sara gli risponde: “E ora te lo dico: non voglio niente da te. Spero che ora dopo un anno, di essere stata chiara. L’ultima volta ti ho detto: lasciami in pace! Che cosa hai capito di questa cosa?”.
È la stessa Sara che con le sue parole conferma che Argentino, attraverso le sue persecuzioni aveva intenzione di avere una relazione con lei: “Io non voglio ottenere nulla, sei tu che vuoi ottenere qualcosa se mi segui […] ma che cosa devi parlare con me? Se per te parlare significa provare e uscire e fare qualcosa”. Ed ancora “Dov’è questa relazione? […] se tu vedi i messaggi, vedi le chiamate non c’è niente, non c’è manco una relazione, non c’è manco un che fai, come stai?”.
“Ti ho seguito solo due volte…” – La persecuzione normalizzata
Stefano Argentino, in uno degli audio, si giustifica dicendo: “Ti ho seguito solo due volte… è l’unico modo per parlare con te.”Questa frase è terribilmente significativa: nella sua logica distorta, il controllo e la violazione degli spazi non sono aggressione, ma gesti d’amore. Si sente legittimato, convinto di dover “chiarire”, di meritare risposte. Ma ciò che sta compiendo è una vera e propria persecuzione, che Sara tenta di respingere con dignità e fermezza, ma anche con paura e angoscia.
“E ora sono fidanzata”, dice Sara in un altro audio. “Non è vero” risponde Argentino, che aggiunge: “Perché fai così? Cosa speri di ottenere?”. Ed ancora: “Sei fidanzata da un anno però mi hai detto a me di uscire”, seppure Sara chiarisca che le uscite sono state sempre con il gruppo di amici.
Il problema, evidenziano diversi esperti, è che in Italia ancora oggi molti di questi segnali non vengono colti per tempo dalle autorità. Il reato di stalking è relativamente recente (2009) e, se le molestie non hanno già sfociato in minacce o violenze, spesso non si riesce a intervenire preventivamente.
Il dolore delle parole e la rabbia repressa
Una delle ultime frasi registrate da Sara lascia senza fiato: “Se fossi single, non ti vorrei comunque.” È un rifiuto definitivo, totale. E in risposta, Argentino dice: “Allora sei una cattiva persona.” È questo il momento in cui il desiderio si spezza e lascia spazio all’odio. La persona amata, idealizzata, diventa ora un nemico da punire. È la trasformazione finale dell’ossessione in violenza, quando la negazione dell’altro viene percepita come un affronto personale, e l’aggressore sceglie la distruzione.
Un monito per tutti: ascoltare, intervenire, proteggere
Sara ha registrato gli audio forse per difendersi, forse per documentare. Quei file oggi sono una testimonianza straziante ma anche uno strumento potente per comprendere i meccanismi dello stalking e i segnali da non ignorare.
Dobbiamo chiederci: quanti altri Stefano Argentino ci sono, convinti di “amare” quando stanno solo controllando e soffocando? E quante altre Sara devono ancora morire prima che la società – famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine – impari davvero a riconoscere il pericolo nei primi segnali?
Le ultime parole di Sara, registrate tra un “lasciami in pace” e un “non voglio nulla da te”, sono un appello che ora non può più essere inascoltato. Non lasciamo che la sua voce resti solo un’eco di dolore: facciamone una chiamata collettiva alla consapevolezza, all’ascolto e alla protezione.