Emergerebbe dalle immagini di videosorveglianza una sequenza lucida e agghiacciante: Sara viene seguita, colpita, lasciata a terra. Poi la fuga. E un complice? Una sequenza lenta, terribile, che documenta gli ultimi minuti di vita di Sara Campanella, la giovane di 26 anni uccisa barbaramente il 29 marzo. Il video, attualmente acquisito dalla Procura e sotto visione degli inquirenti, mostrerebbe Stefano Argentino, ex fidanzato della vittima, pedinare Sara per diversi minuti, prima di colpirla con ferocia e fuggire. Ma l’elemento che più inquieta non è solo la premeditazione che emerge dalle immagini, bensì il fatto che, pochi istanti dopo il delitto, qualcuno avrebbe aiutato Argentino a scappare. È su questo che adesso si concentrano le indagini.
Il video: Sara seguita, poi l’aggressione
Secondo fonti investigative, le telecamere di sicurezza di un’attività commerciale situata lungo il tragitto di Sara avrebbero ripreso Stefano Argentino camminare a distanza, in modo defilato, per non farsi notare. Sara sembrava non accorgersi di nulla. Poco dopo, sempre secondo quanto trapelato, si vedrebbe l’aggressione, violenta e improvvisa, in una zona poco illuminata. I dettagli sono al vaglio dei tecnici, ma l’impressione è che l’assassino sapesse esattamente cosa stava facendo. Non sarebbe stato un raptus, ma un’azione decisa, lucida, forse persino organizzata.
Il sospetto: chi ha aiutato Stefano Argentino?
Ed è qui che si apre uno degli aspetti più oscuri della vicenda. Dopo l’aggressione, Argentino si allontana, e sarebbe stato ripreso ancora una volta mentre entra rapidamente in un’auto che lo stava aspettando. Al volante, una figura maschile non ancora identificata. Gli investigatori ritengono che si tratti di un complice, o comunque di qualcuno che, in quel momento, sapeva e ha scelto di aiutare l’assassino a fuggire. Una posizione che, se confermata, potrebbe portare ad accuse pesanti: favoreggiamento o addirittura concorso in omicidio. La Procura ha già acquisito altre immagini di videosorveglianza e sta procedendo con l’analisi del traffico telefonico di Argentino e dei suoi contatti.
Un caso che si allarga: le chat, i messaggi ignorati
Nei giorni precedenti, Sara aveva inviato messaggi chiarissimi ad alcune amiche: «Mi perseguita, mi aspetto di vederlo sotto casa.» «Aiutatemi, dove siete? Ho paura.»Un grido d’aiuto rimasto inascoltato, nonostante la giovane avesse manifestato timori concreti. Ora, anche queste chat sono entrate nel fascicolo degli inquirenti. Le amiche, disperate, raccontano di una relazione tossica, finita da mesi, ma che lui non voleva accettare. Stefano la seguiva, scriveva, la cercava ossessivamente. Sara aveva provato a voltare pagina, ma il passato non l’ha lasciata andare.
Le accuse: omicidio aggravato e possibile premeditazione
Stefano Argentino è in carcere. L’accusa è di omicidio volontario aggravato da premeditazione e motivi abietti. La Procura sta valutando anche l’aggravante della crudeltà. Il gip nelle prossime ore deciderà se convalidare il fermo e disporre misure cautelari per l’uomo che, secondo gli investigatori, non ha mostrato alcun rimorso. Il suo interrogatorio è durato pochi minuti. Si è limitato a dire: «Non ricordo bene. Ho avuto un blackout.»Ma il video parla. E lo fa con chiarezza.
Il dolore della famiglia e della comunità
Intanto, la città piange Sara. I genitori, devastati, chiedono giustizia e rispetto. La scuola dove lavorava ha indetto una giornata di lutto. Sui social, migliaia di persone condividono messaggi di cordoglio e rabbia. «Sara non è morta per caso. È stata uccisa da un sistema che non protegge abbastanza.» La storia di Sara si aggiunge tristemente all’elenco di femminicidi annunciati, in un Paese in cui, ogni settimana, una donna muore per mano di un uomo che diceva di amarla.