Un altro femminicidio annunciato, un’altra giovane vita spezzata dalla violenza. Sara Campanella aveva solo 26 anni. Amava la musica, la fotografia, i viaggi. Aveva sogni, amici, un lavoro che le piaceva. Ma tutto si è spezzato nella notte del 29 marzo, quando è stata brutalmente uccisa da Stefano Argentino, 28 anni, il suo ex fidanzato. Un epilogo drammaticamente prevedibile, fatto di segnali, silenzi e messaggi inascoltati.
A ricostruire gli ultimi istanti di vita di Sara sono le testimonianze, le chat con le amiche, i messaggi che ora diventano prove in mano agli inquirenti. Quelle parole che, rilette oggi, fanno rabbrividire.
📱 Le chat con le amiche: «Aiutatemi, dove siete?»
Le ultime ore di Sara sono segnate dall’ansia e dalla paura. In un gruppo WhatsApp scrive:
«Aiutatemi, dove siete?»
Un messaggio disperato, inviato mentre Stefano la cercava insistentemente. Alcuni testimoni raccontano che aveva tentato di allontanarsi, di uscire da quella relazione tossica, ma lui la tampinava, la seguiva, la controllava.
In un’altra chat, sempre con le sue amiche, scrive:
«Non mi sento sicura, ho paura che venga sotto casa»
E poi, poche ore prima della tragedia:
«Se mi succede qualcosa, sappiate che è lui»
Parole agghiaccianti, che oggi assumono il peso di una profezia.
⏳ La sera della tragedia: il rifiuto, l’aggressione, il silenzio
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Stefano Argentino avrebbe atteso Sara sotto casa. L’avrebbe seguita, forse affrontata, forse supplicata. Lei, però, sembrava decisa a non tornare indietro.
«Basta, lasciami.»
Sarebbero queste, secondo una vicina che ha sentito gridare prima del silenzio, le ultime parole pronunciate da Sara.
La dinamica dell’omicidio è ancora sotto indagine, ma pare che l’aggressione sia avvenuta in un luogo appartato, a pochi metri dalla sua abitazione. Sara è stata colpita con violenza. A nulla sono serviti i soccorsi. Quando l’ambulanza è arrivata, era già troppo tardi.
👮♂️ L’arresto di Stefano Argentino
L’uomo è stato fermato poche ore dopo. Era in stato confusionale, si aggirava poco lontano dalla scena del delitto. Non ha opposto resistenza. Attualmente è detenuto con l’accusa di omicidio volontario aggravato, in attesa della convalida. Durante il primo interrogatorio, avrebbe detto:
«Non volevo ucciderla. L’amavo. Mi ha fatto impazzire.»
Parole che non bastano, non spiegano, non giustificano.
⚖️ Una tragedia annunciata
Ciò che fa più male, in questa vicenda, è la sensazione che tutto fosse già scritto. I messaggi di Sara, le richieste d’aiuto, i comportamenti ossessivi di lui, erano campanelli d’allarme chiari. Ma come spesso accade, si è arrivati troppo tardi.
Le amiche ora si chiedono se avrebbero potuto fare di più. La famiglia è distrutta. Le istituzioni, come accade ogni volta, promettono interventi, riflessioni, piani educativi.
Ma intanto, Sara non c’è più.
🕯️ Il cordoglio
In centinaia si sono raccolti in silenzio davanti al municipio della sua città. Candele, fiori, biglietti pieni di dolore.
«Vogliamo giustizia per Sara», si legge su uno striscione.
Intanto, sui social, l’hashtag #SaraCampanella è diventato un grido collettivo. Un appello a non dimenticare, a non normalizzare, a dire basta.